La Chiesa e il suo mandato
Il valore del Magistero
«Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato».
(Dalla liturgia)
Spesso le persone non hanno stima di noi, uomini di Chiesa, e talvolta hanno buoni motivi per farlo. Ma non dobbiamo mai confondere le caratteristiche umane del singolo ecclesiastico, uomo come tutti, con le sue virtù e i suoi difetti (spesso, come nel mio caso, poche virtù e tanti difetti), con la parola che annuncia.
Il vangelo che annunciamo non è nostro: è di Cristo, e se ne annunciamo uno diverso, sostituendo le nostre idee personali alla parola di Dio e al magistero autentico della Chiesa, il Signore ce ne chiederà conto.
I sacramenti che noi sacerdoti celebriamo non sono nostri, sono di Cristo, la loro validità non dipende fortunatamente dal nostro livello di santità. Ricordiamo a questo proposito le parole di Sant’Agostino: «se è Pietro che battezza è Cristo che battezza, se è Paolo che battezza è Cristo che battezza, se è Giuda che battezza è Cristo che battezza!».
«Chi ascolta voi ascolta me»: il magistero autentico della Chiesa non è ogni parola che esce dalla bocca di ogni singolo prete, vescovo e neppure Papa. Ma quando la Chiesa su una determinata questione, con le forme necessarie, si pronuncia autorevolmente, allora ci troviamo davanti al magistero, cioè a un insegnamento munito di autorità, autorità di diverso livello a seconda dei casi, non sempre infallibile.
A questo insegnamento ogni cristiano deve aderire, con maggiore o minore fermezza a seconda del diverso livello di autorevolezza, ma non lo può ignorare, proprio in forza delle parole di Gesù: «chi ascolta voi ascolta me».
