Dio è il Buon Pastore e la Chiesa è il recinto di custodia
La metafora delle pecore indica un popolo di Dio mansueto e fiducioso
«Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore».
(Dalla liturgia).
Il Vangelo di oggi ci parla del buon pastore. Cosa fa il pastore con le pecore? Le custodisce, le guida, da loro il cibo, le cura quando sono in difficoltà, le difende dai pericoli. In una parola fa sì che possano vivere. Il pastore si prende cura delle pecore, ci tiene a loro, fino al punto da dare la vita per le pecore.
Usciamo un attimo dalla metafora del pastore: il pastore è Gesù, il pastore è Dio. Le pecore siamo noi. Noi siamo custoditi da Dio. Egli cerca in tutti i modi di darci quello che è necessario perché noi ci salviamo.
Accettare di essere pecore, dice Sant’Agostino, ci permette di essere custoditi dal pastore. Se rifiutiamo la custodia amorosa del pastore, di Dio, se rifiutiamo di rimanere nel suo recinto, la Chiesa, non siamo più custoditi dal pastore. Siamo esposti ai lupi, siamo esposti ai pericoli, in particolare al pericolo di perdere la vita eterna.
C’è un altro personaggio che può prendersi cura delle pecore: il mercenario. Ma il mercenario non è pastore, tra lui e le pecore non c’è un rapporto di amore. Non si cura di loro fino in fondo. Quando la cura delle pecore diventa pericolosa il mercenario si tira indietro. Le pecore sono solo un mezzo per potersi realizzare, per guadagnare. Infatti nel momento del pericolo le abbandona al lupo, che le rapisce e le disperde.
Fuor di metafora questo brano ci dice che solo Cristo ci da quanto è necessario alla vita, ci da ciò che serve per la vita eterna, per salvarci l’anima. Solo nel recinto della Chiesa siamo al sicuro dagli attacchi dei lupi, di chi ci vuol togliere la cosa più preziosa che abbiamo: la vita eterna. È inutile che noi cerchiamo altrove ciò che solo Cristo e la Chiesa possono darci: la vita vera, nella sua pienezza nella vita eterna, ma in qualche modo anche qui, pur con tutti i limiti, le sofferenze e i dolori che la nostra esistenza su questa terra porta con sé.
