Simone il Cananeo: zelota, sicario o fedele fervente?
La figura di uno tra i più originali tra gli apostoli scelti da Gesù
Uno tra gli apostoli più singolari del gruppo dei dodici prescelti da Gesù è certamente Simone lo Zelota. La sua presenza al fianco del Cristo potrebbe suscitare qualche perplessità, come da altri punti di vista la crea anche la scelta caduta sul pubblicano Matteo, o sulla Maddalena, una delle donne che erano al seguito di Gesù durante la sua vita pubblica.
Innanzitutto va precisato chi fossero gli Zeloti e i Sicari al tempo di Gesù.
La fazione degli Zeloti nacque nel 6 d.C. circa ad opera di Giuda il Galileo, il quale si opponeva al censimento fiscale predisposto dai Romani, e che si mise a capo di un folto numero di rivoltosi e attaccò e conquistò il palazzo governativo a Gerusalemme. La rivolta determinò la discesa in Galilea del governatore romano della Siria, Publio Quintino Varo, il quale domò cruentemente la sommossa, crocefiggendo circa 2000 rivoltosi.
Da allora il movimento non spense la propria rabbia, e si dedicò a episodi di guerriglia e di resistenza armata, nella convinzione, anche religiosa, che il Messia non andasse atteso passivamente.
Nell’evoluzione storica della resistenza del popolo israelitico ai Romani, sorse, tra il 50 e il 60 d.C. il gruppo dei Sicari, i quali rappresentavano le fazioni più estremiste e maggiormente violente tra i movimenti insurrezionisti. Erano così chiamati perché si servivano di particolar pugnali, detti sicae, per compiere assassini politici mirati. Zeloti e Sicari non collaboravano volentieri ed erano, al contrario, molto spesso in lotta gli uni contro gli altri per la diversa strategia adottata.
Già questa differenza ci fa mettere a fuoco una considerazione. l’apostolo Simone il Cananeo non poteva essere un sicario, in quanto il gruppo non esisteva ancora durante la vita di Gesù.
Resta da decifrare se il modo più corretto per indicarlo sia quello utilizzato da Luca, che lo chiama lo Zelota, oppure Marco o Matteo che lo identificano come Cananeo.
La questione non è per niente semplice, ma se la affrontiamo in modo scientifico e critico-storico possiamo fare emergere alcune considerazioni importanti.
Se stiamo al prologo dell’opera, il Vangelo di Luca dovrebbe essere ritenuta la versione, in un certo senso, più “storica”, dichiarando l’autore di essersi documentato attraverso delle ricerche. Ebbene Luca, nel definire Simone chiaramente come Zelota, lo colloca in un’immagine ben definita. Si tratterebbe dunque di un uomo che avrebbe seguito una disciplina rigida, e inquadrato in un sorta di “ordine”. Un elemento che doveva tenersi costantemente pronto ed addestrato per lo scoppio imminente di una rivolta armata. E in effetti una prima scintilla scoppiò tra il 66 e il 70 d.C. in occasione della Prima Guerra Giudaica, desdcritta da Giuseppe Flavio, che comprese anche il capolavoro militare romano della presa della fortezza di Masada.
La descrizione di Matteo e di Marco è invece diversa e con diverse sfumature. Simone viene definito Cananeo, appellativo che fece sorgere alcune interpretazioni circa la sua origine dalla terra di Caanan o addirittura dalla città di Cana. Alcune analisi, a mio giudizio un po’ forzate, arrivano a identificarlo addirittura come lo sposo delle nozze di Cana.
In realtà un soprannome, Simone, doveva averlo quasi sicuramente, non solo per le abitudini dell’epoca, ma anche per distinguerlo dall’altro più celebre Simone del gruppo, finché Gesù non gli mutò il nome in Pietro.
L’origine più probabile di questo soprannome è ritenuto fosse il termine aramaico qan’ana, il cui significato è “zelante”, “pieno di zelo”, “fervente”. Nella traduzione in greco del termine qan’ana, si ebbe zelotes. Per questo motivo numerosissimi esegeti lo interpratano come un richiamo al fervore religioso e all’aderenza alla fede ebraica.
Che sia stato uno Zelota, oppure un fervente Fariseo, quello che rende Simone il Cananeo un eroe della nostra fede, oltre al suo martirio subito a colpi di sega, è il suo cambiamento di vita per mettersi alla sequela di Gesù.
Il Nuovo Testamento non cita neppure un minimo atto di violenza o protagonismo da parte di Simone lo Zelota.
Se fosse stato uno Zelota, la sua adesione al Cristo sarebbe da definire totale e impressionante per la differenza di visione di vita, del Messia e del Regno dei Cieli, da quanto credevano gli Zeloti a quanto predicò Gesù.
Altrettanto impressionante è però il cambiamento che avrebbe portato un individuo fervente e meticoloso nel rispetto della tradizione ebraica, ad essere apostolo del Cristo, Messia di Pace e Agnello sacrificale perfetto. Basti guardare la reazione dei Farisei, per rendersi conto di come il messaggio del Cristo potesse essere accolto negli ambienti ferventi.
Non possiamo escludere alcuna di queste due ipotesi, ma entrambi confermano il miracolo che avviene in un uomo, quando si incontra Gesù.
