I nostri figli e nipoti: patrimonio incommensurabile
L’affidamento che Dio concede a genitori e nonni
Spesso diamo per scontato il grande compito di responsabilità che riceviamo con l’essere genitori e nonni. Non dico che non ce ne rendiamo conto: ci mancherebbe! Ma forse non ce ne rendiamo conto abbastanza efficacemente per quanto riguarda gli aspetti sostanziali nella formazione di un individuo.
In primis dobbiamo fuggire dalla tentazione di ritenere figli e nipoti come “nostri”. L’appartenenza in senso pratico e psicologico è di loro stessi, salvo ricordare che per noi credenti cattolici appartiene a Dio, autore della Vita.
L’educazione e la formazione dei piccoli, non deve quindi mirare a farli a nostra “immagine e somiglianza”, perché questo ci farebbe incorrere nel grave errore e nella presunzione di ritenerci perfetti.
I nostri figli e i nostri nipoti rappresentano il punto di contatto sostanziale più vicino tra l’Uomo e Dio, perché il Signore ha voluto rendere l’Uomo in qualche modo collaboratore strumentale della nascita di un nuovo individuo destinato alla vita eterna. Già da questa concessione del Padre possiamo capire che non siamo “padroni” ma affidatari, il che deve aumentare il nostro senso di responsabilità.
Se ragioniamo in questi giusti termini ci rendiamo conto di essere di fronte a qualcosa che supera ogni altra implicazione terrena.
Non dobbiamo però scoraggiarci di fronte all’immensità di questo aspetto: ancora una volta Dio Padre e Madre Chiesa ci vengono incontro con suggerimenti. Se Dio che è la Bontà, ha voluto concederci il libero arbitrio nonostante tutto ciò che esso comporta sulla terra, significa che la nostra identità è importante, sicuramente più di quanto noi stessi la consideriamo.
Indirizzare i giovani non significa plagiarli, ma consigliarli e cercare di dare loro tutto ciò che riteniamo giusto per loro, più che per noi o per le nostre idee.
Tra le cose indispensabili ci sono il nutrimento del corpo e quello dell’anima. Noi siamo tenuti a indicare quelle vie che riteniamo giuste per loro: saranno poi loro a decidere se continuare a percorrerle o meno.
Per un credente l’alimentazione dell’anima è importante più ancora di quella del corpo, e dunque, in perfetta buona fede DEVE indicarla ai piccoli. Non si tratta di un’imposizione, ma di un’impostazione che mira a dare ciò che in coscienza riteniamo meglio!
Per la nostra Fede, il Battesimo è vitale riceverlo al più presto possibile, perché apre possibilità all’anima che essa non avrebbe altrimenti. Questo indipendentemente da quelle che saranno le scelte future del giovane. E non è imposizione o prevaricazione: se il giovane sarà un credente, ringrazierà del sigillo posto nella sua anima; se non lo diventasse, nulla viene tolto alle sue future convinzioni. Non far impartire il Battesimo, per un genitore cattolico, significa invece disattendere al dovere di garantire ciò che si ritiene il meglio per i propri figli!
Essere genitori o nonni, per una persona in possesso di una fede matura, significa rispettare la dignità dei figli o nipoti, indirizzarli con amore e pazienza, correggerli con mezzi adeguati, e perdonarli sempre col vero significato del perdono, che non esclude la sanzione.
Genitori e nonni, sono come un giocatore di una squadra di calcio, che si deve rivelare molto portiere e un pochino regista: deve evitare le penalità e deve SUGGERIRE l’impostazione del gioco della vita. Ma non siamo i proprietari del telecomando che dirige le azioni dei nostri figli e nipoti. Questo metaforico telecomando non l’ha usato Dio che è perfezione, non possiamo dunque usarlo noi che sappiamo di essere limitati e fallaci.
C’è poi la grande suddivisione dei ruoli, in cui il nonno non deve prevaricare il genitore, che è suo figlio/a e che merita il rispetto della propria dignità. Il genitore è il primo responsabile: molto portiere e un po’ regista; ruolo che il nonno assume nei confronti dei suoi figli, mentre con i nipoti deve essere esclusivamente portiere.
Ci sono responsabilità che noi credenti non possiamo delegare e a cui non possiamo rinunciare. E dobbiamo compierle pienamente e in completa coscienza. A partire dagli aspetti spirituali che superano in ambito eterno in importanza gli obblighi che sono facili da riconoscere, come l’alimentazione, l’istruzione, e il sostentamento in genere.
Non dimentichiamo dunque, se veramente siamo credenti, che il nostro è un ambito provvisorio in cui siamo chiamati a “in-formare” la nostra anima attraverso i sensi, affinché raggiungiamo il risultato di essere “veramente noi stessi” e pronti per il corpo glorioso che sarà nostro in eterno.
