Mi chiamo Disma
Un grande amico di Gesù si presenta
Mi chiamo Disma, e ho avuto la fortuna di conoscere Gesù.
L’ho conosciuto in un modo un po’ strano, e quando scoprirete come, lo capirete!
Sono diventato un suo grandissimo amico, anche se ci siamo frequentati solo poche ore e non ho potuto neppure abbracciarlo, perché tutti e due eravamo appesi a una croce.
Si, avete indovinato, io sono quello che tutti chiamano il BUON LADRONE.
Ladrone, sì, lo sono stato, e forse anche peggio. Buono invece lo sono diventato perché, come vi ho detto, ho avuto la fortuna di conoscere Gesù.
Quando sono stato condannato a morte, non mi sono stupito: una vita come quella che ho vissuto non poteva che finire come è finita. A quei tempi non si guardava tanto per il sottile: se rubavi ti tagliavano una mano, e se rubavi ancora ti appendevano alla croce.
La crocifissione è la peggiore delle morti possibili, ed è così crudele che era proibito comminarla ai cittadini Romani.
Prima ti spogliavano per flagellarti con delle fruste che hanno in cima delle bocce con degli artigli che ti strappano la carne.
Poi ti obbligano a camminare col patibolo in spalla fino al punto della crocifissione.
Io ero dunque affranto e spossato anche per questo dolore immenso, ma ho visto che a Gesù l’hanno trattato anche peggio, lo hanno insultato, gli hanno sputato addosso, lo hanno schiaffeggiato. Non era un ladro o un assassino, ma l’hanno trattato molto peggio, con odio e con spregio, e non capivo il perché.
Solo dalle urla della gente e dagli insulti dei Farisei ho lentamente iniziato a capire: quell’uomo era il Messia.
Da cosa l’ho capito? L’ho capito grazie alla mia abitudine di leggere le cose con semplicità e senza il bisogno che la mia opinione sia per forza quella giusta.
Quello era un uomo che si è presentato per redimere tutti. Lui ha parlato solo di Pace. Lui ha parlato solo del Padre. Lui ha detto che il perdono vince ogni altra arma. Lui è venuto per portare perdono e misericordia. Solo uno che dice queste cose può rivoluzionare tutto e cambiare il mondo. Solo un Messia così può dare la vera VITTORIA.
E poi ho compreso che era in croce senza aver fatto nulla di male.
Sono ignorante, ma come ogni ebreo di quel tempo, anche se non so leggere né scrivere, conosco le profezie. E LUI è l’uomo di cui ha parlato Isaia e che ci hanno annunciato i profeti. È Lui il servo sofferente e innocente che ha redento il mondo, liberandolo per sempre dal peccato e dalla necessità di sacrifici inutili.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, e che mi ha fatto veramente arrabbiare, è stato il comportamento di Gesta, il mio socio di ruberie, che si è unito a tutti gli altri per insultare Gesù. Non ha pensato neppure un attimo che stava ingiuriando un innocente, che è addirittura il Messia e il Figlio di Dio, ma si è fatto trasportare dalla rabbia di quei potenti ai piedi della croce che avevano interesse a uccidere Gesù. Quasi come se fare come fanno i potenti potesse far sembrare anche lui potente.
Eppure Gesta era anche lui sulla croce, messo a morte da quelli che insultavano Gesù.
È stato un attimo, e mi sono reso conto che io in quel momento ero come quegli operai di una parabola di Gesù che avevo sentito da qualche parte: quelli che hanno ricevuto la stessa paga dei colleghi che avevano iniziato a lavorare prima.
E quindi ho preso coraggio, e ho chiesto a Gesù di ricordarsi di me quando sarebbe stato nel suo Regno.
Tutto mi è stato chiaro in un secondo: le profezie, l’inutilità della mia vita, la vittoria della Croce, la Vita Eterna, il Regno di Dio.
Sono diventato il primo santo della storia, l’unico che ha avuto questa promessa da Gesù stesso. Io, ladro, imbroglione, falso e reietto. Ma anche uno che ha capito che la legge del Signore è l’amore.
