Il bene apparente e il bene assoluto
Comprendere il linguaggio di Dio
«Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito.
(Dalla liturgia).
In questo brano Gesù guarisce molti malati.
I miracoli di Gesù, abbiamo già detto, sono fatti e sono parole: fatti perché sono cose successe davvero, non sono fantasie. Parole, perché attraverso i miracoli Egli vuole dirci qualcosa.
Riflettiamoci bene. Se Gesù (che è Dio, e non è soltanto un uomo come tutti gli altri) avesse operato quelle guarigioni solo per portare sollievo a quelle determinate persone, sarebbe lecito pensare che anche Dio aiuta soltanto alcuni, i più vicini, gli amici, quelli che gli capitano davanti. E gli altri? Che si arrangino! In sostanza sarebbe lecito pensare che Gesù fa come fanno tutti. Ha solo qualche potere in più. Assomiglierebbe alle false divinità della mitologia greca e romana, o ai supereroi dei fumetti.
Ovviamente non è così. Attraverso i miracoli Gesù ci vuole fare capire anzitutto che Egli vuole il bene delle persone, vuole il nostro bene. Vuole liberarci dal male, e Gesù liberando il servo del centurione dalla paralisi, la suocera di Pietro dalla febbre, e sanando gli altri malati e indemoniati ci dice che Egli vuole e può guarirci tutti. Non dalla malattia fisica, questo accade raramente, solo a qualcuno. Ma dalla malattia morale, dal peccato, che ci rovina la vita, che ci toglie la pace del cuore e la gioia di vivere. Che può costarci la vita eterna. Vuole liberarci dal male del peccato, e lo fa perché ci vuole liberi e felici. Per sempre.
